Il futuro del lavoro secondo l’Osservatorio HR Innovation 2026
Il futuro del lavoro è già iniziato. Ma le organizzazioni sono davvero pronte a governarlo?
È una delle domande emerse dal convegno “Don’t Look Up: ci stiamo preparando al futuro del lavoro?”, organizzato dall’Osservatorio HR Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, a cui nCore HR ha partecipato come partner.
La ricerca 2026 mette in evidenza un mercato del lavoro attraversato da trasformazioni profonde: l’intelligenza artificiale è sempre più utilizzata dai lavoratori, il talent shortage resta una criticità centrale e le Direzioni HR sono chiamate a guidare un cambiamento che non riguarda solo la tecnologia, ma anche competenze, ruoli, processi e modelli organizzativi.
L’AI è già entrata nel lavoro quotidiano
Oggi il 44% dei lavoratori italiani utilizza strumenti di AI, con una crescita di 12 punti percentuali rispetto all’anno precedente. L’intelligenza artificiale è una presenza concreta nelle attività quotidiane.
Il suo utilizzo, però, resta ancora prevalentemente operativo: viene impiegata soprattutto per creare contenuti, gestire informazioni, automatizzare task ripetitivi e velocizzare attività quotidiane.
I benefici sono già visibili:
- 30 minuti risparmiati in media al giorno;
- maggiore velocità nello svolgimento delle attività;
- supporto nella qualità degli output;
- migliore gestione dei carichi di lavoro.
Il punto critico è che solo il 9% delle organizzazioni gestisce in modo strutturato il tempo risparmiato grazie all’AI. Senza una strategia chiara, questo tempo rischia di disperdersi in attività marginali, anziché essere reinvestito in formazione, innovazione e sviluppo di nuove competenze.
In molti casi, inoltre, l’AI viene adottata prima dalle persone che dalle aziende: il 34% dei dipendenti usa strumenti non promossi dall’organizzazione e il 51% affianca tool esterni a quelli aziendali, con possibili rischi per privacy, sicurezza dei dati e governance.
Talent shortage e competenze: la vera sfida è far evolvere il lavoro
La ricerca conferma la centralità del talent shortage: il 75% delle organizzazioni italiane dichiara difficoltà ad assumere nuovo personale. Per molte aziende, la criticità principale è trovare candidati con competenze tecniche adeguate, soprattutto in ambito digitale e nei profili specializzati.
Il problema, quindi, non riguarda solo la disponibilità di persone sul mercato, ma l’allineamento tra competenze richieste e competenze disponibili.
Allo stesso tempo, le aziende devono guardare anche alle persone già presenti in organizzazione:
- il 49% delle imprese prevede di dover riallocare o riqualificare almeno il 5% della forza lavoro;
- solo il 15% delle Direzioni HR si sente pronta a guidare questa trasformazione;
- il 57% dei lavoratori segnala l’assenza di iniziative aziendali di accompagnamento all’AI.
La sfida non è solo assumere nuovi talenti, ma costruire percorsi continui di upskilling e reskilling, rendendo le persone più preparate a lavorare con tecnologie sempre più integrate nei processi.
Benessere, engagement e manager: l’HR al centro del cambiamento
Accanto alla trasformazione tecnologica, la ricerca evidenzia un tema urgente: il rapporto tra persone e lavoro resta fragile.
Solo il 15% dei lavoratori si dichiara pienamente ingaggiato e appena l’8% afferma di stare bene su tutte le dimensioni del benessere considerate: fisica, relazionale e psicologica. In questo scenario, il benessere organizzativo è una leva strategica per attrarre, trattenere e valorizzare le persone.
Anche il ruolo dei manager è destinato a cambiare. Con l’ingresso dell’AI nei processi operativi e decisionali, il manager dovrà essere sempre più una figura capace di mettere in relazione persone, tecnologie e sistemi intelligenti.
Eppure, emergono ancora alcune criticità:
- 1 manager su 5 non conosce le implicazioni etiche dell’AI;
- il 22% non sa distinguere chiaramente quali attività delegare alla tecnologia e quali mantenere in capo alle persone.
Per questo, l’evoluzione delle competenze manageriali sarà una delle sfide più importanti per le Direzioni HR nei prossimi anni.
Domande frequenti
- Quali sono i principali trend HR emersi dalla ricerca HR Innovation 2026?
I trend principali riguardano la diffusione dell’AI nel lavoro quotidiano, il talent shortage, la necessità di aggiornare le competenze e l’evoluzione del ruolo dei manager.
- Come viene utilizzata oggi l’AI dai lavoratori italiani?
L’AI viene usata per attività operative: creazione di contenuti, gestione delle informazioni, automatizzazione di task ripetitivi e supporto alla produttività quotidiana.
- Perché le Direzioni HR hanno un ruolo centrale nel futuro del lavoro?
Perché devono guidare la trasformazione di processi, competenze e modelli organizzativi, assicurando che l’innovazione tecnologica sia integrata in modo consapevole, sostenibile e utile alle persone.
Conclusione
Dai risultati della ricerca emerge un messaggio chiaro: l’innovazione è già entrata nel lavoro quotidiano, ma la vera trasformazione deve ancora essere governata.
L’AI è sempre più diffusa, ma spesso manca una strategia aziendale chiara. Le competenze richieste cambiano rapidamente, ma non tutte le organizzazioni sono pronte ad accompagnare questa evoluzione. Engagement e benessere restano fragili, mentre il ruolo dei manager deve evolvere per guidare persone e tecnologie in modo consapevole.
Per le Direzioni HR, la sfida non è semplicemente introdurre nuovi strumenti digitali. È ripensare processi, ruoli e modelli organizzativi per costruire un futuro del lavoro più sostenibile, efficace e umano.
La domanda, quindi, non è più se useremo l’AI.
La vera domanda è: stiamo cambiando davvero il modo in cui lavoriamo?


